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Nuovi stadi: la legge entro fine anno

Legge sugli stadi approvata dal SenatoLa futura legge sulla costruzione dei nuovi stadi italiani è stata approvata dalla commissione cultura del Senato il 12 luglio scorso. Al suo interno sarebbero contenute numerose disposizioni in favore dell'ampliamento delle strutture esistenti ed alla costruzione di nuove strutture sportive nel panorama sportivo italiano. La futura legge, di cui si parla da almeno due anni, è intitolata "disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi anche a sostegno della candidatura dell'Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale".

Cosa dice questa legge? In primo luogo che lo Stato non metterà (o almeno non dovrebbe mettere) nemmeno un euro nella costruzione dei nuovi impianti, ma su parecchie cose sembra lasciare carta bianca ai comuni. La nuova legge è oggetto di pareri contrapposti. Se da una parte si plaude ai benefici (4 miliardi di investimenti, 84 mila nuovi posti di lavoro e il fatturato della Serie A che si impenna), dall'altra c'è chi teme la legge sia l'inizio di una nuova e pesante speculazione edilizia.

In termini tecnici la legge, però, si propone solamente lo snellimento delle procedure burocratiche per la creazione dei nuovi impianti. Se ora per costruire un nuovo impianto sportivo servono non meno di sette anni, con l'entrata in vigore del testo approvato dal Senato (e che ora dovrà tornare alla Camera), queste procedure dovrebbero durare la metà.

In sintesi, l'articolo 1 della legge (Finalità) dice parla di "incentivazione alla costruzione di nuovi impianti sportivi, ovvero alla ristrutturazione di quelli già esistenti" che, come si può vedere anche in numerosi impianti del nostro archivio, hanno oramai superato almeno i settant'anni di vita. L'articolo uno prosegue con i presupposti dei nuovi impianti, che dovranno essere "sicuri, fruibili e redditivi dal punto di vista economico e finanziario". Poco dopo però precisa le modalità, e cioè con uno "snellimento delle procedure amministrative".

Nuova legge sugli stadi entro fine annoNell'articolo 2 invece si mettono i puntini sulle i mediante le cosiddette "definizioni". Per prima cosa quella di impianto sportivo, che dovrà essere una struttura con almeno 7.500 posti a sedere se scoperti o 4.000 coperti e destinati e società riconosciute dal C.O.N.I. 

Il punto più interessante dell'articolo 2 sembra comunque essere il capo C. Qui viene specificato cosa si intende per "struttura multifunzionale" e cioè "il complesso di opere comprendente l'impianto sportivo, ed ogni altro insediamento edilizio ritenuto necessario ed inscindibile purché congruo e proporzionato ai fini del complessivo equilibrio economico e finanziario della costruzione e gestione del complesso multifunzionale medesimo".

Sempre all'interno dell'articolo 2 trova spazio anche la regolamentazione dei soggetti che possono proporre la nuova costruzione o la ristrutturazione. Potranno essere "società sportive" o "società di capitali dalla stessa controllata" o anche "soggetti privati o pubblici che, al fine di effettuare investimenti sull'impianto sportivo o sul complesso multifunzionale, stipulino un accordo con la medesima società sportiva per la cessione alla stessa del complesso multifunzionale o del solo impianto sportivo per una durata di almeno vent'anni o comunque proporzionata al periodo necessario ad ammortizzare gli investimenti effettuati".

L'articolo 3 della bozza della legge va ad esplicare i siti nei quali i nuovi impianti troveranno la loro ubicazione. Dovranno essere proposti o da un soggetto proponente o dalle stesse amministrazioni locali (qualora queste ultime ritengano opportuno l'edificazione di una nuova struttura".

L'individuazione di queste aree dovrà tenere conto di diversi vincoli: "infrastrutturale, ambientale, sociale, paesaggistico e delle risorse pubbliche a disposizione". Poco dopo la specifica passa ai tempi. Una volta ricevuta la proposta le amministrazioni avranno novanta giorni per presentare uno studio di fattibilità che tenga conto di tutti gli elementi sopra elencati. A quel punto, in caso di parere positivo, le amministrazioni chiederanno al soggetto proponente di presentare un progetto definitivo corredato da tutta la documentazione necessaria e da eventuali relazioni.

Entro fine anno la nuova legge sugli Stadi italianiAl punto 4 si precisa che, se l'area in cui è programmata la realizzazione è di proprietà del comune, quest'ultimo possa trasferire a titolo oneroso la proprietà dell'area al soggetto proponente, oppure assegnarle in via diretta il diritto di superficie della stessa. Chiaramente, e questo è precisato poco dopo, il soggetto proponente è tenuto a presentare le idonee garanzie per la realizzazione e lo sfruttamento dell'opera.

L'articolo 4 è forse il punto focale di questa legge. Precisa quali devono essere le caratteristiche dei nuovi progetti, tra cui "garantire le migliori condizioni di visibilità per gli spettatori", "prevedere locali adibiti a palestra, servizi commerciali, attività sociali e ad uso della cittadinanza anche tramite convenzioni con istituti scolastici, associazioni sportive, federazioni nazionali ed enti di promozione sportiva", ma anche "garantire la massima sicurezza" e "prevedere un piano per la realizzazione di impianti sportivi scolastici nel comune dove sorge il nuovo impianto sportivo in una misura del 2% rispetto al costo di costruzione dello stesso". Si chiede poi anche un occhio di riguardo per l'accesso alle persone disabili.

Il punto 2 dell'articolo 4 è forse quello che più viene osteggiato da alcune parti politiche. Qui si spiega che "la realizzazione di complessi multifunzionali può prevedere ambiti da destinare ad attività residenziali, direzionali, turistico ricettive e commerciali".

Le legge, al capo III, si propone anche di promuovere la privatizzazione degli impianti sportivi esistenti, oltre alla loro ristrutturazione. Come? Permettendo ai Comuni di cedere, dopo un'apposita perizia dell'Agenzia del Territorio", i diritti reali di proprietà o di superficie per periodi non inferiori ai cinquant'anni relativi agli impianti sportivi alle società sportive che ne abbiano l'uso prevalente. Assieme agli impianti sportivi potranno essere cedute alle società anche le aree di pertinenza di questi ultimi come parcheggi, aree di rispetto, biglietterie, pronto soccorso e fabbricati strutturalmente autonomi.
In questo caso il Comune che cede gli impianti potrà prevedere "la possibilità di un ampliamento edificatorio delle cubature che già insistono sull'area interessata, in modo da garantire l'equilibrio economico finanziario della gestione dell'impianto sportivo o del complesso multifunzionale e della loro redditività".

La legge sugli stadi entro fine annoE se una società fallisce? Non è una questione da poco, data l'enorme mole di fallimenti che hanno caratterizzato gli ultimi anni calcistici italiani. In questo caso il diritto di proprietà ed il diritto di superficie, in ogni tempo, si estinguerebbero ed i beni tornerebbero a far parte del patrimonio del comune nel cui territorio l'impianto stesso è ubicato.

L'ultima limitazione riguarda, giustamente a nostro parere, l'impossibilità da parte delle società sportive che non risultano in regola con i versamenti delle imposte, di accedere ai benefici previsti dalla legge sugli stadi.


Insomma, la nuova legge sugli stadi è pronta. Sembra valida, a condizione, però, che gli organismi di vigilanza (che in questo caso sono le amministrazioni locali) non allentino troppo i cordoni della borsa e mantengano la massima vigilanza su ciò che verrà costruito nelle aree sportive.

Il problema, semmai, sembra essere un altro: in Italia, specialmente ora, esistono imprenditori disposti ad investire svariate centinaia di milioni di euro nella costruzione di un impianto sportivo? 

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